Auto-ipnosi digitale

Gran parte delle tecnologie digitali che utilizziamo quotidianamente contribuiscono ad aumentare il carico cognitivo, a causa di notifiche costanti e stimoli variabili che frammentano la nostra attenzione. Tuttavia, strumenti come smartphone, cuffie e applicazioni possono anche rivelarsi utili per ridurre lo stress e migliorare il nostro stato mentale. Un gravoso studio pubblicato su npj Digital Medicine ha esplorato l’uso di un’app di auto-ipnosi su larga scala, coinvolgendo oltre 84.000 persone e quasi 300.000 sessioni, sfidando così le concezioni tradizionali sul rapporto tra tecnologia e regolazione emotiva.

Effetti misurabili dell’auto-ipnosi

Il focus dello studio è stato sull’esperienza quotidiana degli utenti che, prima e dopo ogni sessione, hanno segnalato i propri livelli di stress su una scala da 1 a 10. I risultati sono stati notevolmente coerenti: ogni sessione ha generato una riduzione misurabile dello stress, effetto che si è mantenuto stabile durante le prime dieci sessioni. Questo suggerisce che strumenti digitali progettati efficacemente possano influisce sulla modulazione dello stress anche senza la mediazione di un terapeuta.

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È fondamentale chiarire cosa significhi realmente ipnosi: non è solo una tecnica di rilassamento, ma uno stato di attenzione focalizzata che può ridurre l’elaborazione periferica e aumentare la flessibilità cognitiva. Le recenti scoperte neuroscientifiche indicano che, modulando reti cerebrali come la salience network, la central executive network e la default mode network, è possibile diminuire la percezione soggettiva dello stress, pur senza eliminare la causa esterna dello stress. In sostanza, non stiamo cambiando il contesto, ma il modo in cui il nostro cervello lo percepisce.

Interazione e adattamento all’uso

Un aspetto interessante dello studio è l’assenza diretta di un terapeuta: l’ipnosi è auto-guidata attraverso l’app, ma ha dimostrato di essere altrettanto efficace. In effetti, gli effetti positivi tendono a incrementarsi quando le sessioni sono più lunghe e coinvolgendo attivamente l’utente. Questo implica che il potere non risieda nella relazione terapeutica, ma nella capacità dello strumento di mantenere l’attenzione e l’impegno dell’utente.

Un ulteriore fattore esaminato è l’ipnotizzabilità: gli individui con punteggi più alti in questo ambito mostrano una riduzione dello stress più marcata, ma anche coloro con punteggi bassi traggono benefici dall’uso dell’app. Ciò significa che non è necessario essere naturalmente predisposti a entrare in stati ipnotici per ottenere vantaggi; è sufficiente essere presenti e impegnati durante l’interazione con l’app.

Infine, è stato osservato che le risposte di età variavano: i più giovani tendevano a rispondere più velocemente alla prima sessione, mentre gli anziani sembravano trarre maggiore vantaggio da utilizzi ripetuti. Ciò implica una dinamica di apprendimento e adattamento diverse tra le generazioni.

Seppur senza un miglioramento progressivo e cumulativo del livello di stress di base, il risultato dell’auto-ipnosi digitale rimane promettente. Funziona come uno strumento “al bisogno”, simile a una benzodiazepina, capace di alleviare rapidamente lo stress senza obbligatoriamente influenzare il tono emotivo generale. Questo approccio apre a nuove opportunità nel campo della salute mentale, offrendo soluzioni a basso costo, scalabili e con un profilo di sicurezza elevato, intermedio tra farmacologia e psicoterapia.

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