In breve: la posizione (o prova) di Mingazzini è una manovra della visita neurologica che serve a scoprire un deficit motorio degli arti, anche lieve. Il paziente tiene le braccia tese in avanti, a occhi chiusi: se le mantiene per almeno 30 secondi la prova è negativa; se un braccio scende (“slivella”) la prova è positiva. Una positività orienta di solito verso un problema “piramidale” (cervello o midollo cervicale), ma va sempre interpretata insieme al resto della visita. Esiste una versione analoga per gli arti inferiori.

Che cos’è la prova di Mingazzini?

La posizione di Mingazzini è una delle principali prove della visita neurologica (esame obiettivo neurologico). È una manovra semeiologica fondamentale per valutare i deficit motori degli arti, cioè una riduzione della forza.

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Posizione di Mingazzini

Posizione di Mingazzini

Come si esegue la prova di Mingazzini?

  1. Il paziente estende le braccia in avanti, ad angolo retto rispetto al corpo (a 45 gradi se è sdraiato).
  2. Le dita sono tese e allargate.
  3. Gli occhi sono chiusi.
  4. Il medico osserva se la posizione viene mantenuta per almeno 30 secondi.

Quando la prova è negativa e quando è positiva?

  • Negativa: il paziente mantiene la posizione per almeno 30 secondi. Non ci sono segni di deficit motorio.
  • Positiva: uno degli arti scende, più o meno velocemente, a volte con una flessione delle dita. Si dice che la mano “slivella”, cioè scende rispetto all’altra.

Come si rende la prova più sensibile?

Si fanno tendere le braccia con i palmi rivolti verso l’alto. Se una mano tende a pronare, cioè a girarsi con il palmo verso il basso, la prova può essere considerata positiva anche senza uno slivellamento evidente. In letteratura internazionale questa variante è spesso chiamata pronator drift.

Che cosa significa una prova di Mingazzini positiva?

Una prova positiva suggerisce un deficit motorio, che può avere origini diverse:

  • problema “piramidale”, il caso più frequente: una lesione del cervello o del midollo cervicale che interessa la via motoria (la via piramidale, che porta i comandi del movimento dalla corteccia al midollo);
  • lesione periferica: un danno delle strutture nervose prossimali, come il plesso brachiale;
  • problema muscolare.

Per questo la corretta interpretazione deve sempre tener conto del resto dell’esame neurologico, per esempio dei riflessi osteotendinei e del segno di Babinski, e della storia clinica del paziente.

Esiste la prova di Mingazzini per gli arti inferiori?

Sì, esiste una prova analoga:

  • il paziente è sdraiato sulla schiena, con le cosce flesse ad angolo retto e le gambe a loro volta flesse, parallele al lettino (“a cane di fucile”);
  • la prova è positiva se una delle gambe cade: anche qui si parla di “slivellamento”.

Per gli arti inferiori si usa anche la manovra di Barré, che si esegue a paziente prono.

Quali altre prove fanno parte della visita neurologica?

La prova di Mingazzini è solo un tassello. Durante la visita il neurologo valuta anche, tra le altre cose:

Quali sono gli errori più comuni nell’eseguirla?

  • Occhi aperti: guardando le braccia il paziente corregge la posizione e un deficit lieve può sfuggire.
  • Osservare troppo poco: il cedimento di un arto lievemente deficitario può comparire solo dopo un po’; per questo si osserva per almeno 30 secondi.
  • Non considerare il dolore: una spalla dolente o rigida può far scendere il braccio senza alcun deficit neurologico.
  • Leggere la prova da sola: senza riflessi, tono e sensibilità non si può dire da dove nasca il deficit.

Se hai letto questo termine nel tuo referto

Trovare “Mingazzini” in un referto non deve spaventare: è normale che il neurologo annoti l’esito delle prove che ha eseguito.

  • “Mingazzini negativo” (o “mantiene la posizione”) significa che la prova non ha mostrato segni di deficit motorio.
  • È una prova di screening: serve a far emergere anche un deficit motorio lieve, che potrebbe sfuggire alla semplice valutazione della forza.
  • Una positività non è una diagnosi: indica che c’è qualcosa da approfondire, e va letta nel contesto della visita, degli altri segni neurologici e della storia clinica. Lo stesso slivellamento può avere cause molto diverse, a volte anche non neurologiche (per esempio un dolore alla spalla o una scarsa collaborazione alla prova).
  • Quando ha senso un controllo: se nel referto la prova è descritta come positiva e nessuno ti ha spiegato cosa significa, oppure se noti da poco una debolezza, un braccio o una gamba che “cedono”, o altri disturbi neurologici. Se la debolezza è comparsa all’improvviso, insieme a difficoltà di parola o a un volto asimmetrico, non aspettare: chiama il 112.

Se vuoi farti rivedere, puoi richiedere una visita con il Dott. Borghetti o con gli specialisti del Progetto Voxelmind.

Domande frequenti sulla prova di Mingazzini

Quanto deve durare la prova di Mingazzini?

Il paziente deve mantenere la posizione per almeno 30 secondi, a occhi chiusi.

Cosa vuol dire che la mano “slivella”?

Che uno dei due arti scende rispetto all’altro durante la prova: è il segno di una prova positiva.

Perché si fa a occhi chiusi?

Per evitare che il paziente corregga la posizione guardando le proprie braccia, cosa che potrebbe mascherare un deficit lieve.

Una prova positiva significa che ho avuto un ictus?

No, non di per sé. Suggerisce un deficit motorio, spesso di origine piramidale, ma le cause possibili sono molte, anche periferiche o muscolari. Il significato lo dà il neurologo, insieme al resto della visita e alla storia clinica.

Che differenza c’è con la manovra di Barré?

Sono prove con lo stesso scopo, scoprire un deficit motorio lieve. Per gli arti inferiori la Mingazzini si fa a paziente supino, la Barré a paziente prono.

Altre manovre dell’esame neurologico

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