Ganglio sfenopalatino: quando procedere al blocco?

Il blocco del ganglio sfenopalatino è una tecnica emergente nel trattamento degli attacchi emicranici acuti, nell’emicrania a grappolo, nella nevralgia trigeminale e in molte altre condizioni dolorose della testa.

Ganglio sfenopalatino: blocco

La procedura di blocco è molto semplice e non richiede alcuna iniezione o procedura invasiva. Viene utilizzato un comune anestetico, come la lidocaina, che viene portato a contatto con il ganglio sfenopalatino attraverso un sottile tampone. Dato che il ganglio si trova in profondità nella fossa pterigopalatina, il tampone deve essere inserito in profondità nel naso, sino a raggiungere il punto di applicazione. Viene quindi lasciato in posizione per circa 10 minuti, al fine di facilitare l’assorbimento del farmaco. Dato che il tampone è imbevuto di anestetico, la procedura è solo minimamente fastidiosa.

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Il sollievo dal dolore in alcuni casi può essere immediato, anche se più frequentemente avviene nel giro di minuti-ore. Non si tratta comunque di un trattamento definitivo: in base alle necessità può essere effettuata una seconda applicazione a distanza di una settimana o eventualmente dopo qualche mese. E’ indispensabile una buona dose di collaborazione dal parte del paziente, che dovrà informare il medico sull’andamento degli attacchi nei periodi successivi all’applicazione.

Ganglio Sfenopalatino - Blocco
Ganglio Sfenopalatino – Blocco

Ganglio sfenopalatino: anatomia e funzione

Il ganglio pterigopalatino è un grosso ganglio (“nodo” nervoso) extracranico con numerose connessioni neurali di tipo motorio, sensitivo e autonomico parasimpatico. Il ganglio è localizzato in profondità nella fossa pterigopalatina, posteriormente al seno mascellare e al turbinato nasale medio, uno per lato. Le cellule pregangliari parasimpatiche originano a livello del nucleo salivatorio superiore nel ponte: le fibre nervose parasimpatiche corrono nel nervo intermedio (una branca del faciale) attraverso il ganglio genicolato, formando il nervo grande petroso (superficiale). Le fibre simpatiche originano nel ganglio cervicale superiore attorno all’arteria carotide e danno origine al nervo petroso profondo, che raggiunge il nervo grande petroso per formare il nervo Vidiano, che raggiunge il ganglio sfenopalatino. Le fibre sensitive che afferiscono al ganglio arrivano dal nervo mascellare, portanto informazioni dal palato, dalla cavità buccale, dalle gengive e dalla tonsilla. Le fibre parasimpatiche si occupano di regolare la funzione secretoria delle mucose del naso, bocca, faringe e ghiandole lacrimali, ma anche ai vasi meningei e cerebrali. Le fibre simpatiche passano attraverso il ganglio, senza stazionarvi, e innervano il palato, le cavità nasali e la faringe.

Sistema parasimpatico e dolore

Gli attacchi emicranici acuti, o altre forme algiche come l’emicrania a grappolo, sono spesso associate ad una attivazione parasimpatica caratterizzata da lacrimazione, congestione nasale, iniezione congiuntivale (occhi rossi). Ecco perchè il blocco di questo ganglio rappresenta un importante bersaglio per la riduzione dell’intensità e del numero degli attacchi dolorosi. Molti trigger emicranici attivano aree cerebrali legati al al nucleo salivatorio superiore, con stimolazione di un riflesso trigemino-autonomico. Ne consegue un aumento degli impulsi parasimpatici che, oltre a determinare i sintomi sopradescritti, determinano una vasodilatazione intracranica e una attivazione dei nocicettori meningei – con conseguente dolore.

Un altro possibile meccanismo è legato alla modulazione degli impulsi sensitivi nella parte caudale del nucleo trigeimnale: la riduzione dell’input sensoriale potrebbe determinre una riduzione dell’ipersensibilità.

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