Come si svolge un esame di risonanza magnetica?

In breve: la risonanza magnetica è un esame che produce immagini anatomiche molto dettagliate senza usare radiazioni. Il paziente resta sdraiato e immobile all’interno di un “tubo” aperto alle due estremità, ventilato e illuminato; l’esame è rumoroso (si usano tappi per le orecchie) e per l’encefalo dura in media 15-20 minuti. Il magnete è sempre acceso: per questo prima dell’esame si tolgono tutti gli oggetti di metallo e si verificano controindicazioni come schegge metalliche o pacemaker.

Che cos’è la risonanza magnetica?

La risonanza magnetica è una metodica diagnostica che genera immagini anatomiche estremamente dettagliate. Ha cambiato radicalmente la diagnosi, soprattutto quella precoce, di molte malattie.

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  • Non usa radiazioni, a differenza di altre indagini.
  • Con le dovute cautele e indicazioni, si può usare persino per ottenere immagini del feto.

Come funziona, in parole semplici?

La tecnologia è molto complessa e non entrerò nei dettagli. Semplificando al massimo, la risonanza rileva il cambio di direzione dell’asse di rotazione dei protoni presenti nell’acqua dei tessuti.

L’apparecchio usa due campi magnetici:

  • un campo magnetico statico, estremamente intenso, misurato in Tesla (per esempio 1,5 T o 3 T): in linea di massima, più è intenso, più le immagini sono dettagliate;
  • un campo magnetico variabile (gradiente di campo pulsato), molto meno intenso, che si somma al primo e serve per la codifica spaziale. È lui il responsabile del forte rumore che si sente durante l’esame.

Perché bisogna togliere tutti gli oggetti di metallo?

Il cuore della macchina è il magnete, un magnete superconduttore che deve lavorare a temperature vicine allo zero assoluto. Per questo all’interno c’è una camera con elio liquido (-269 gradi); la cold head, una specie di pompa frigorifera, liquefa di nuovo l’elio che tende a evaporare, e anche lei produce rumore.

Questi magneti sono sempre accesi, e i loro effetti non riguardano solo la parte del corpo da studiare. A volte si sente dire “ho le chiavi in tasca, ma tanto la risonanza la devo fare al piede”: non funziona così.

  • Il magnete è talmente potente da smagnetizzare carte di credito e tessere anche solo passandoci vicino.
  • L’effetto più temibile è l’effetto missile: gli oggetti di metallo vengono attirati e accelerati verso il magnete e possono ferire. Più sono pesanti, più forte è l’attrazione.

Per questo, prima dell’esame, a ogni paziente si fanno una serie di domande per escludere controindicazioni (per esempio schegge metalliche nel corpo o apparecchi elettronici come il pacemaker). Il paziente si spoglia e toglie ogni oggetto di metallo: forcine, gioielli, tessere magnetiche e così via.

Com’è fatto il “tubo” della risonanza? E se soffro di claustrofobia?

Il gantry è lo spazio in cui si sdraia il paziente: è cilindrico, il famoso “tubo”, ed è aperto a entrambe le estremità, ben ventilato e illuminato. Sembra banale, ma è spesso fonte di forte preoccupazione, e molti pazienti si tranquillizzano dopo aver visto com’è fatto davvero.

  • Chi soffre di claustrofobia può avere difficoltà a tollerare la posizione, visti i tempi relativamente lunghi dell’esame.
  • Per loro esistono magneti “aperti”, meno intensi e quindi con immagini meno dettagliate, ma utili per chi non tollera l’esame tradizionale.

Perché non lo fanno più largo?

Me lo sento chiedere spesso: “ma non si poteva fare più largo?”. Forma e dimensioni del gantry servono a rendere il campo magnetico il più omogeneo possibile, e quindi le immagini di qualità. Non è una “cattiveria” fare risonanze “chiuse”: è proprio questa forma a garantire affidabilità e dettaglio.

A cosa serve il “casco” per la risonanza al cervello?

È l’antenna ricevente. Il segnale prodotto dai protoni è molto debole, quindi l’antenna deve stare molto vicina alla parte da studiare. Per un esame al cervello ha la forma di un “casco” in cui si appoggia la testa, spesso con uno specchio che permette di vedere il resto della stanza.

Una volta sdraiato, il paziente viene sollevato con il lettino, che poi scorre dentro il magnete per iniziare l’esame vero e proprio.

Come prepararsi all’esame di risonanza?

  • Rumore: le rapide variazioni del campo magnetico generano vibrazioni e l’esame è molto rumoroso. Vengono dati tappi per le orecchie, che attutiscono il rumore ma non lo eliminano del tutto.
  • Campanello: il paziente ne ha uno per chiamare il personale in qualsiasi momento e per qualsiasi necessità.
  • Mezzo di contrasto: per alcuni esami si inietta in vena un mezzo di contrasto al gadolinio, che modifica il contrasto dell’immagine.
  • Immobilità: è fondamentale restare il più fermi possibile. Muoversi degrada le immagini, fino a renderle illeggibili, e spesso allunga l’esame perché le scansioni vanno ripetute.

Quanto dura una risonanza all’encefalo?

In media dai 15 ai 20 minuti. Nel video qui sotto c’è la simulazione dei primi minuti di un esame, da quando ci si sdraia sul lettino a quando si entra nel magnete, con i rumori registrati durante una vera scansione dell’encefalo.

La risonanza magnetica: come funziona? Simulazione dell’esame

Domande frequenti sulla risonanza magnetica

La risonanza magnetica usa radiazioni?

No: a differenza di altre indagini non usa radiazioni, e con le dovute cautele si può usare persino in gravidanza per studiare il feto.

Perché la risonanza fa così rumore?

Per le rapide variazioni del campo magnetico (il gradiente di campo pulsato), che generano vibrazioni. Per questo si usano i tappi per le orecchie.

Si può fare la risonanza con il pacemaker?

Apparecchi elettronici come il pacemaker e schegge metalliche nel corpo sono possibili controindicazioni: per questo prima dell’esame il personale fa una serie di domande.

Cosa succede se mi muovo durante l’esame?

Le immagini peggiorano, fino a diventare illeggibili, e spesso l’esame si allunga perché le scansioni vanno ripetute.

Ho la claustrofobia: posso fare la risonanza?

Il tubo è aperto alle due estremità, ventilato e illuminato. Se proprio non si tollera, esistono risonanze “aperte”, meno intense e con immagini meno dettagliate.


 

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