Come si svolge un esame di risonanza magnetica?


La risonanza magnetica è una metodica diagnostica in grado di generare immagini anatomiche estremamente dettagliate, cosa che ha permesso un radicale cambio di approccio nella diagnosi, e soprattutto nella diagnosi precoce, di numerose malattie. Rispetto ad altre metodiche di indagine, la risonanza magnetica non utilizza radiazioni, e può essere persino utilizzata – con le dovute cautele e indicazioni -per ottenere immagini del feto.

La tecnologia dietro la risonanza è estremamente complessa e non entrerò nei dettagli; con una estrema esemplificazione si potrebbe dire che rileva il cambio di direzione dell’asse rotazionale dei protoni presenti nella componente acquosa dei tessuti.

E’ costituita da un campo magnetico statico, estremamente intenso, misurato in Tesla (es. 1.5T, 3T e così via), e da un campo magnetico variabile nel tempo (detto gradiente di campo pulsato), molto meno intenso, che va a sommarsi al primo.

In linea di massima, più è intenso il campo, più l’apparecchio è in grado di restituire immagini dettagliate. Il gradiente di campo pulsato, che serve per la codifica spaziale, è il responsabile del forte rumore che normalmente si sente nel corso dell’esame.

Il magnete: il cuore della macchina

La parte principale dell’apparecchio è il cosiddetto magnete; si tratta di un magnete superconduttore, e deve pertanto lavorare a temperature prossime allo zero assoluto. Per tale motivo all’interno dell’apparecchio vi è una camera con elio liquido (-269 gradi) e il rumore è determinato dalla cold head, che è l’equivalente di una pompa frigorifera che liquefa nuovamente l’elio che tende ad evaporare.

E’ fondamentale precisare che questi magneti sono sempre accesi, e i loro effetti non si fanno sentire solo sulla parte del corpo da studiare. A volte si sente dire (beh ho le chiavi in tasca, ma tanto la risonanza la devo fare al  piede). Il magnete è talmente potente da rendere inutilizzabili le carte di credito e le tessere magnetiche anche dopo solo pochi passi fatti in prossimità. Ma l’effetto più temibile è il cosiddetto effetto missile: tutti gli oggetti di metallo vengono attirati e accelerati all’interno del magnete, potendo creare lesioni. Maggiore è la massa, maggiore è la forza con la quale vengono attirati.

Ecco perchè a ciascun paziente, prima dell’esecuzione dell’esame, vengono fatte una serie di domande per capire se possono essere presenti controindicazioni (es. schegge metalliche nel corpo, o pparecchi elettronici come il pace maker); allo stesso modo, il paziente viene fatto spogliare e vengono rimossi eventuali oggetti di metallo (forcine per capelli, gioelli, tessere magnetiche e così via).

Il gantry, ovvero il “tubo” che tanto spaventa i pazienti

Il gantry, ovvero lo spazio all’intenrno del quale viene posizionato il paziente, ed è di forma cilindrica: è il cosiddetto “tubo”, ed è aperto ad entrambe le etremità. Per quanto possa sembrare banale, questa è spesso fonte di forte preoccupazione e i pazienti spesso si tranquillizzano dopo aver visto la reale conformazione dell’apparecchio. Il gantry è ben ventilato e illuminato. 

E’ chiaro che alcuni pazienti, soggetti a claustrofobia, potrebbero avere qualche problemi a tollerare la posizione, considerando i tempi relativamente lunghi necessari all’esame. Per tale motivo sono stati costruiti magneti “aperti”, meno intensi rispetto ai tradizionali e che dunque restituiscono immagini meno dettagliate, ma che sono utili per chi non tollera l’esame: li tratteremo in un video separato.

La forma e le dimensioni del gantry sono ottimizzate in modo da rendere il più possibile omogeneo il campo magnetico, garantendo immagini di qualità; molto spesso mi sento dire “ma non si poteva fare più largo?”. Non è una “cattiveria” fare risonanze “chiuse”: è proprio questa loro conformazione che garantisce loro affidabilità e dettaglio nella ricostruzione delle immagini.

L’antenna ricevente

Abbiamo poi l’antenna ricevente: il segnale generato dalla modifica dell’asse rotazionale dei protoni è estremamente molto debole, è necessario che l’antenna sia molto vicino alla parte da studiare. Nel caso di un esame al cervello, questa avrà la forma di un “casco” all’interno del quale il paziente dovrà posizionarsi. Il casco è spesso dotato di uno specchio che permette di osservare il resto della stanza.

Una volta sdraiato, il Paziente viene sollevato con il lettino, che scorrerà quindi all’interno del magnete per cominciare l’esame vero e proprio.

La preparazione all’esame di risonanza

Dato che le rapide variazioni del campo magnetico generano vibrazioni, l’esame è molto rumoroso: al paziente vengono forniti tappi per le orecchie, capaci di attutire – ma ovviamente non di elimianre completamente – il rumore. Contestualmente, si darà un campanello con il quale il Paziente potrà chiamare il personale per qulasiasi necessità e in qualunque momento

Per alcuni esami RM vengono somministrati endovena farmaci come i mezzi di contrasto al gadolinio, per modificare il contrasto dell’immagine RM. Questi farmaci basati sul gadolinio sono basati su metalli rari;

Durante tutto l’esame è fondamentale mantenere la massima immobilità per ottenere immagini di qualità: muoversi significa degradare le ricostruzioni anatomiche – fino a renderle illeggibili – e spesso determina un allungamento dell’esame, in quanto il personale è costretto a ripetere più volte le stesse scansioni.

In coda al video troverete la simulazione dei primi minuti di una indagine di risonanza, a cominciare da quando si prende posizione sul lettino sino a quando si entra nel magnete. I rumori sono tutti presi da una vera scansione eseguita sull’encefalo, e che dura in media dai 15 ai 20 minuti.

La risonanza magnetica: come funziona? Simulazione dell’esame