Tiramina e mal di testa


Tiramina e emicrania

E’ risaputo che gli attacchi emicranici possono essere scatenati dall’assunzione di alcuni alimenti, peraltro appartenenti a categorie differenti tra loro. Tra questi abbiamo esempio il formaggio, gli agrumi (arancia e limone), i sottaceti o il cosiddetto “cibo cinese”, ovvero contenente elevate quantità di glutammato monosodico (usato per rendere il cibo più sapido).

A volte il legame tra assunzione ed attacco doloroso è così clamoroso che i pazienti emicranici imparano da soli ad evitare determinate categorie di alimenti (gli alcoolici, e in particolare il vino bianco, rappresentano l’esempio più eclatante).

In alcuni casi, però, il legame e molto più subdolo e meno evidente: l’ingesione di alimenti che contengono tiramina.

I cibi contenenti tiramina sono stati spesso additati come “trigger” alimentari nell’emicrania. In qualunque pubblicazione scientifica è possibile trovare una sorta di “demonizzazione” di questa categoria di alimenti, eppure di questi nessuno è riuscito a stabilire un legame (o quantomeno un meccanismo di azione) certo riguardo il legamene tiramina emicrania.

Alimenti con tiramina

La tiramina è il risultato della degradazione dell’aminoacido tirosina, il quale a sua volta si trova in cibi ricchi di proteine che sono stati elaborati o lasciati a lungo a temperatura ambiente: carni elaborate, formaggi, piante e frutti (avocado) e così via. La quantità contenuta in ciascuno di essi è ovviamente molto variabile in relazione alla catena di produzione, alla conservazione e all’elaborazione.

Tiramina e mal di testa: alcuni cibi ad alto contenuto di amine
Tiramina e mal di testa: alcuni cibi ad alto contenuto di amine

Tiramina: farmacologia e meccanismo di azione

La tiramina, dal punto di vista biochimico, è un simpaticomimetico il cui effetto è finale è il rilascio di noradrenalina, che causa vasocostrizione, incremento della frequenza cardiaca (effetto cronotoropo) e della pressione sanguingna. L’assunzione di tiramina ad alto dosaggio determina al cosiddetta risposta pressoria alla tiramina, che provoca un repentino aumento della pressione sistolica.

Esiste comunque un recettore ad alta affinità per la tiramina, chiamato Trace Amine Receptor 1 (A1), il che fa presupporre l’eventualità di una azione diretta neurotrasmettitrice da parte della tiramina. La distribuzione di tali recettori peraltro, presenti tanto nel cervello quanto nel rene, chiarisce il ruolo che ha questa molecola sulla pressione sanguigna.

A livello centrale (cervello) la liberazione di catecolammine e serotonina determina vasodilatazione e aumento della permeabilità capillare: la sollecitazione delle terminazioni nervose determina il dolore (mal di testa) nausea e fotofobia.

Tiramina e antidepressivi: la cheese reaction

La tiramina, essendo una monoammina, è degreadata (metabolizzata) dalle cosiddette MonoAminoOssidasi (MAO). Nel caso vengano assunti farmaci capaci di inibire l’azione delle MAO (i cosiddetti inibiltori delle MAO, come la selegilina) occorre limitare l’assunzione di cibi ad alto contenuto di tiramina per evitare picchi pressori. Anche alcuni antidepressivi, oggi poco utilizzati in quanto sostituiti da molecole più sicure, possono avere un effetto simile: isocarbossiazide, fenelzina (Margyl), selegilina (Jumex, Xilopar), tranilcipromina (Parmodalin).

Tiramina, alimenti ed emicrania

I sintomi dell’emicrania sono diversi dal mal di testa indotto da tiramina, che potrebbe essere quindi una entità a parte. Chi ha delle crisi ipertensive da tiramina è solitamente colto da sudorazione, ansia, tachicardia, tremori. Non esattamente il tipo di manifestazioni che si hanno durante un attacco emicranico. Anche perchè i cibi contenenti tiramina sono talmente tanti, che un soggetto predisposto dovrebbe avere un attacco ad ogni pasto.

Qualunque sia il rapporto tra alimenti, tiramina, cibi ad elevato contenuto proteico e così via, è probabile che il suo ruolo sia marginale fino a prova contraria. Certo, limitare alcune categorie alimentari è comunque una cosa buona, indipendentemente dal loro contenuto in amine. Occorre inoltre ricordare che molti alimenti, detti istamino liberatori, ovvero che inducono la liberazione di istamina (molecola implicata nella allargia) possono scatenare crisi emicraniche. Insomma: non si può sempre stare attenti a tutto. Per ridurre il numero degli attacchi dolorosi è forse più utile preoccuparsi di mangiare in modo costante e di idratarsi adeguatamente, adottando una dieta equilibrata, evitando il digiuno, piuttosto che concentrarsi sul COSA si mangia.

In ogni caso, e a titolo di consultazione, qui trovate un elenco di alimenti ritenuti ad alto contenuto di Tiramina:

  • Formaggi stagionati (inclusio il parmigiano e il gorgonzola)
  • Ricotta, formaggi spalmabili
  • Carni trattate come salsicce, salami e salamini
  • Carni affumicate come wurstel, pancetta, mortadella, salmone
  • Sottaceti di ogni tipo
  • Salse come salsa di soia, miso, salsa teriyaki
  • Soia e sottoprodotti
  • Fave (baccelli)
  • Frutta secca o disidratata (uvetta)
  • Frutta troppo mautra (banane)
  • Cibi ad alto contenuto di lieviti
  • Alcoolici, specie la birra artigianale e il vino rosso
  • Alimenti malconservati: se assumete inibitori delle MAO mangiate solo cibi freschi.

Il Dott. Davide Borghetti, neurologo a Massa, Pisa e Livorno, riceve su appuntamento per rispondere ad ogni quesito relativo a emicrania, cefalea e algie craniofacciali. Telefono: 0507917387

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